Il Piano Regolatore Generale (PRG) costituisce il principale strumento di pianificazione urbanistica comunale nell'ordinamento italiano. Introdotto nella sua forma moderna dalla legge urbanistica nazionale del 1942 (L. 1150/1942), il PRG definisce la destinazione d'uso delle aree del territorio comunale, disciplina le trasformazioni edilizie e fissa gli standard minimi di servizi e infrastrutture.
Quadro normativo di riferimento
La disciplina del PRG si inserisce in un sistema multilivello che comprende la normativa statale, le leggi urbanistiche regionali e i regolamenti comunali. La legge 1150/1942 rimane il testo base, ma è stata ampiamente integrata e in alcuni casi sostituita dalle legislazioni regionali che, a partire dagli anni Novanta, hanno introdotto modelli alternativi di pianificazione.
Alcune regioni, tra cui la Lombardia (LR 12/2005), l'Emilia-Romagna (LR 24/2017) e la Toscana (LR 65/2014), hanno adottato proprie leggi urbanistiche che prevedono articolazioni diverse del piano comunale, spesso articolato in componenti strutturali e operative distinte.
In Emilia-Romagna, la LR 24/2017 ha introdotto il Piano Urbanistico Generale (PUG) in sostituzione del PRG tradizionale, con l'obiettivo esplicito di azzerare il consumo di suolo netto entro il 2050.
Componenti del PRG
Il PRG si compone tradizionalmente di due parti fondamentali: le tavole grafiche e le Norme Tecniche di Attuazione (NTA). Le tavole grafiche rappresentano la zonizzazione del territorio, ovvero la suddivisione in zone omogenee con destinazioni d'uso definite. Le NTA, invece, costituiscono il testo normativo che disciplina gli interventi consentiti in ciascuna zona.
Zonizzazione
La zonizzazione tradizionale, derivata dal decreto ministeriale del 1968 (DM 1444/68), prevede le seguenti zone omogenee principali:
| Zona | Denominazione | Caratteristiche principali |
|---|---|---|
| A | Centro storico | Tessuto edilizio di interesse storico, artistico o ambientale |
| B | Zone totalmente o parzialmente edificate | Territorio urbanizzato, completamente o con indici di edificazione superiori al 12,5% |
| C | Zone di espansione | Aree inedificate destinate a nuovi insediamenti residenziali |
| D | Zone industriali e artigianali | Aree per impianti industriali, artigianali, commerciali e di servizio |
| E | Zone agricole | Territorio destinate all'uso agricolo, con limitazioni all'edificazione |
| F | Zone per attrezzature e impianti di interesse generale | Aree per funzioni pubbliche di interesse sovracomunale |
Norme tecniche di attuazione
Le NTA disciplinano, per ciascuna zona omogenea, i parametri edilizi e urbanistici ammissibili: indice di edificabilità fondiaria e territoriale, altezza massima degli edifici, distanza dai confini e dalle strade, rapporto di copertura. Definiscono inoltre le categorie di intervento consentite, dalla manutenzione ordinaria alla ristrutturazione urbanistica.
Piani attuativi
Il PRG si attua in parte direttamente — attraverso singoli titoli edilizi — e in parte mediante piani attuativi che dettagliano le previsioni del piano generale su porzioni specifiche del territorio. I principali strumenti attuativi sono:
- Piano Particolareggiato (PP) — lo strumento attuativo generale, previsto dalla L. 1150/1942.
- Piano di Zona (PdZ) — per gli insediamenti di edilizia economica e popolare (L. 167/1962).
- Piano di Lottizzazione (PdL) — strumento di iniziativa privata per l'attuazione delle previsioni nelle zone C.
- Piano di Recupero (PdR) — per la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente (L. 457/1978).
- Programma Integrato di Intervento — per interventi complessi che combinano funzioni diverse.
Iter approvativo
L'adozione e l'approvazione del PRG seguono un procedimento che, pur variando nelle specificità regionali, prevede generalmente le seguenti fasi:
- Adozione — delibera del Consiglio Comunale che approva il piano adottato e lo deposita per la consultazione pubblica.
- Pubblicazione e osservazioni — periodo di deposito (solitamente 30-60 giorni) durante il quale chiunque può presentare osservazioni.
- Controdeduzione — il Comune esamina le osservazioni pervenute e delibera se accoglierle o respingerle.
- Approvazione regionale — in molte regioni, il piano definitivo viene trasmesso alla Regione per l'approvazione o il visto di conformità alla pianificazione sovraordinata.
- Pubblicazione e vigenza — il piano approvato viene pubblicato sul Bollettino Ufficiale Regionale e acquisisce efficacia.
La Regione Lombardia, con la LR 12/2005, ha introdotto una procedura di approvazione comunale autonoma per il Piano di Governo del Territorio (PGT), eliminando il passaggio approvativo regionale e affidando il controllo di conformità alle Province.
Standard urbanistici
Il DM 1444/68 fissa gli standard minimi di dotazione di aree per servizi pubblici: per ogni 100 metri quadrati di superficie lorda abitabile, il piano deve prevedere una quantità minima di superficie destinata a verde, parcheggi, istruzione e servizi collettivi. Tali standard, introdotti per garantire una qualità minima degli insediamenti, sono stati nel tempo integrati da prescrizioni regionali e comunali più restrittive.
Varianti e aggiornamenti
Il PRG può essere modificato attraverso varianti, che seguono un iter semplificato rispetto all'adozione del piano generale quando riguardano porzioni limitate del territorio o adeguamenti a disposizioni normative sopravvenute. Le varianti strutturali, che modificano gli elementi fondamentali del piano, richiedono generalmente il medesimo iter del piano generale.
Per approfondimenti sul quadro normativo, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti pubblica documentazione aggiornata sul portale www.mit.gov.it. L'ISTAT raccoglie dati sui piani urbanistici comunali nell'ambito delle statistiche sull'uso del suolo.